Lo ammetto: è stato un periodo difficile per me... un periodo di forti aspettative che non hanno trovato il riscontro sperato, un susseguirsi di stress e delusioni nello scontrarmi con la realtà italiana che non è proprio in grado di riconoscere i talenti, in nessun campo.
E' in questa atmosfera di disagio crescente che è nato il nuovo disco con gli Alphawave.
Durante le registrazioni ho rivissuto per intero le diverse fasi del processo, canzone per canzone mi sono immerso nel buio, cercando la Luce con una nuova consapevolezza che si è fatta strada via via, fino ad esplodere nel mio petto.
Il disco è una sorta di concept album infatti, e parla proprio di questo, del passaggio dall'ombra alla luce, dalla scarsa autostima ad un più raggiante presente, ricco di fiducia nella vita e di positività.
AWAY FROM ME racconta il periodo più buio, in cui ero, appunto, "lontano da me", così distante dal conoscere e accettare le
mie reali potenzialità e capacità.
Una sorta di tentativo di fuga da me stesso, ma con la consapevolezza che per quanto lontano potessi
andare non potevo realmente scappare da quel che sono.
Nella canzone ricordo quei tempi con una consapevolezza crescente, ma ancora acerba, che comincia ad uscire fuori in alcune frasi del testo...
ILLUSIONS fa il punto della situazione dell'intera mia vita con una ritrovata positività. Mentre guardo nello specchio la mia figura rivedo scene del passato, accettando completamente il mio
percorso così com'è stato, comprendendo che tutto ciò che mi è successo era inevitabile per la mia crescita personale.
Una sorta di viaggio tra passato e presente, con uno sguardo positivo sul futuro.
NOW I REALIZE è la fase precisa in cui prendo coscienza di ciò che non va e decido di cambiarlo. Il momento in cui mi rendo conto che siamo tutti collegati tra di noi, e apro le braccia al cambiamento. Il momento della ricerca del senso. Il punto chiave del passaggio dall'ombra alla luce.
ANOTHER SUITCASE è il momento finale, in cui si cerca di passare dal pensiero all'azione, ovvero la messa in pratica del
cambiamento. restano giusto le ultime cose da sistemare, un'altra valigia, appunto, da preparare prima di iniziare la nuova vita che arriva a stravolgere tutto in positivo.
MAN FROM MARS è il brano che più si discosta dal resto del disco.
Parla in modo figurato degli schemi sociali e religiosi con cui siamo cresciuti (inconsciamente o meno), ovvero di un "eroe", un "salvatore" che viene a risolvere tutti i nostri problemi, invece di assumerci noi la responsabilità delle nostre scelte e azioni. E' la giusta conclusione del percorso, che apre a nuove sonorità e prospettive.
Mi sono messo a nudo raccontandovelo, ma era mio dovere farlo, dovere di un piccolo artista che cerca di comunicare e condividere, nonostante la superficialità dilagante che opprime e rifiuta senza l'entusiasmo di conoscere.
La mia storia ha la curiosa attitudine di comporsi non soltanto di lettere, ma di note e armonie decise che prendono vita nella musica, che tutto purifica e rinnova.
La trovate nel primo disco degli Alphawave, mescolata all'entusiasmo e alle storie degli altri ragazzi della band.
Una "condivisione" sincera, pura, senza pretesa alcuna.
Ed è un onore per me "condividere" tutto questo con tutti voi.
Antonello Brunetti
http://www.alphawave.it/
Diario di un cantautore italiano
Il blog di un cantautore di tutto rispetto, che cerca semplicemente di lavorare con la sua musica, e a cui viene ufficialmente impedito di farlo. Discutibile o no, questo sarà una specie di diario di bordo che servirà più a me che a voi per fare il punto della situazione, e capire se sono impazzito del tutto, se poco ci manca, o se magari sono invece perfettamente sano di mente, forse solo più saggio di molti, di quella saggezza acquisita da una vita passata a lottare per i propri sogni.
martedì 8 ottobre 2013
giovedì 19 settembre 2013
Questa è una di quelle sere in cui l'inquietudine mi invade il petto, come una macchia di sangue che si espande penetrando il tessuto della maglietta fino a bagnarlo colorandone le fibre.
L'inquietudine dovuta al pensiero fisso che forse neanche questo è abbastanza, che neanche questa volta mi sarà dato lo spazio che merito, neanche con questo bellissimo brano di livello internazionale appena uscito.
Qualcuno ha detto che con la mia semplicità non venderò mai dischi, che devo diventare una popstar per guadagnare, inserire nelle canzoni cose avvincenti tipo poppoppappappoppopocker face, perchè i soldi sono la cosa più importante, sia ben chiaro.
Chissà cosa ne avrebbe pensato Joni Mitchell di questi discorsi, quando "semplicemente" ha messo a nudo se stessa e le sue emozioni, e si è mostrata vulnerabile come non mai, perchè la sua anima gli chiedeva di farlo... la musica è stata solo un linguaggio, l'arte è fatta per essere condivisa.
Mi chiedo come si è arrivati a non riconoscere un talento così evidente, e a premiare invece l'immondizia pura, che nulla ha a che fare con la professionalità e col concetto stesso di "arte".
D'altronde questo è un paese di pecore da governare, pecore a cui bisogna dire TUTTO, cosa fare, cosa mangiare, cosa ascoltare, a cosa prestare attenzione e a cosa no.
La TV governa con i suoi facili giudizi, e tutti sono diventati critici musicali o esperti filantropi e opinionisti. Non serve conoscere l'argomento, basta soltanto dire la tua.
Quindi, se non passi in TV non esisti, ed automaticamente vuol dire che non vali abbastanza, perchè altrimenti saresti in tv o in radio no? E per arrivare in tv o in radio cosa devi fare? Essere un professionista? Essere bravo? Sfornare un prodotto di qualità? NO! CONOSCERE qualcuno, avere le giuste conoscenze, amicizie che ti infilano di qua o di là, oppure soldi a palate per autoprodurti e pubblicizzarti.
Dite che esagero? Ma se usiamo le raccomandazioni pure per gli esami delle scuole medie, figuriamoci per questo mondo, quello "artistico", che hanno ormai reso d'ELITE!
Siamo la patria della non professionalità.
Ricordo che nelle scuole del mio paese i professori un anno insegnavano matematica, l'anno dopo, come per magia, inglese. L'anno dopo ancora storia, perchè no... Ti infilo dove c'è posto, che importa se non sai di cosa dovrai occuparti? TI ARRANGI! Sei amico mio, qualcosa da fare la troviamo tranquillo...
Ricapitolando questa triste storia che è la mia ostinata volontà di lavorare - semplicemente lavorare - con la mia musica, la domanda finale è: a che serve fare le cose per bene, se nessuno è capace di apprezzarle per quanto valgono davvero? Esiste forse qualcuno al di fuori di questi schemi di finzione e superficialità, che sarà disposto a far emergere il mio talento valorizzandomi per quello che sono e che faccio?
Illusioni, come canto nella mia canzone...
Illusioni di me stesso....
L'inquietudine dovuta al pensiero fisso che forse neanche questo è abbastanza, che neanche questa volta mi sarà dato lo spazio che merito, neanche con questo bellissimo brano di livello internazionale appena uscito.
Qualcuno ha detto che con la mia semplicità non venderò mai dischi, che devo diventare una popstar per guadagnare, inserire nelle canzoni cose avvincenti tipo poppoppappappoppopocker face, perchè i soldi sono la cosa più importante, sia ben chiaro.
Chissà cosa ne avrebbe pensato Joni Mitchell di questi discorsi, quando "semplicemente" ha messo a nudo se stessa e le sue emozioni, e si è mostrata vulnerabile come non mai, perchè la sua anima gli chiedeva di farlo... la musica è stata solo un linguaggio, l'arte è fatta per essere condivisa.
Mi chiedo come si è arrivati a non riconoscere un talento così evidente, e a premiare invece l'immondizia pura, che nulla ha a che fare con la professionalità e col concetto stesso di "arte".
D'altronde questo è un paese di pecore da governare, pecore a cui bisogna dire TUTTO, cosa fare, cosa mangiare, cosa ascoltare, a cosa prestare attenzione e a cosa no.
La TV governa con i suoi facili giudizi, e tutti sono diventati critici musicali o esperti filantropi e opinionisti. Non serve conoscere l'argomento, basta soltanto dire la tua.
Quindi, se non passi in TV non esisti, ed automaticamente vuol dire che non vali abbastanza, perchè altrimenti saresti in tv o in radio no? E per arrivare in tv o in radio cosa devi fare? Essere un professionista? Essere bravo? Sfornare un prodotto di qualità? NO! CONOSCERE qualcuno, avere le giuste conoscenze, amicizie che ti infilano di qua o di là, oppure soldi a palate per autoprodurti e pubblicizzarti.
Dite che esagero? Ma se usiamo le raccomandazioni pure per gli esami delle scuole medie, figuriamoci per questo mondo, quello "artistico", che hanno ormai reso d'ELITE!
Siamo la patria della non professionalità.
Ricordo che nelle scuole del mio paese i professori un anno insegnavano matematica, l'anno dopo, come per magia, inglese. L'anno dopo ancora storia, perchè no... Ti infilo dove c'è posto, che importa se non sai di cosa dovrai occuparti? TI ARRANGI! Sei amico mio, qualcosa da fare la troviamo tranquillo...
Ricapitolando questa triste storia che è la mia ostinata volontà di lavorare - semplicemente lavorare - con la mia musica, la domanda finale è: a che serve fare le cose per bene, se nessuno è capace di apprezzarle per quanto valgono davvero? Esiste forse qualcuno al di fuori di questi schemi di finzione e superficialità, che sarà disposto a far emergere il mio talento valorizzandomi per quello che sono e che faccio?
Illusioni, come canto nella mia canzone...
Illusioni di me stesso....
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